#8

In Onda.

…e ora come di consueto passiamo la parola al nostro Giuseppe Pioggiadoro per le previsioni meteo dei prossimi giorni. Buone notizie Giuseppe?

Ciao Barbara, sì ottime notizie direi. Dopo i rovesci dei giorni scorsi…

Fuori Onda.

Cosa? Pellegrino Astrusi? Sì, sì, interrompo subito. Chi? Mollo? Ma porca…

In Onda.

Scusa Giuseppe ma purtroppo devo interromperti perchè ci è arrivata una notizia dell’ultimo minuto e non possiamo evitare di informare i telespettatori. Comunque tranquilli, sarà bello tutta la settimana. Detto questo, sembra incredibile, ma intorno alle 12.30 di quest’oggi, mezz’ora fa per intenderci, il celebre cuoco Pellegrino Astrusi è scomparso dalla cucina del suo ristorante, il Barimbò, in circostanze misteriose. Sul posto il nostro inviato Filiberto Mollo. Filiberto, mi senti?

Sì, ciao Barbara, mi trovo davanti al luogo del misfatto. Come puoi vedere la notizia si è sparsa in fretta e l’ingresso del Barimbò è assediato da telecamere e curiosi. Prima del collegamento una signora mi ha detto che il migliore amico di suo figlio ha lavorato per Astrusi e questo un giorno le avrebbe confidato che il celebre chef, essendo un tipo molto scaramantico, ogni volta che usciva dalla cucina era solito dare un colpetto sulla spalla a tutti i presenti con il suo mestolo portafortuna. Quindi Barbara a questo punto direi che l’ipotesi rapimento è la più accreditata.

Fuori Onda.

Mamma mia…ma perché proprio lui? Che figura di m…

In Onda.

…ehm…senti Filiberto, chi è stato il primo ad accorgersi della sparizione di Astrusi? Sei riuscito a parlarci?

Sì, non ci ho parlato ma gira voce che il primo sia stato l’aiuto cuoco, un certo Celestino Frangiflutti, che si è gettato fuori dalla cucina urlando, testuali parole: al cuoco al cuoco era qui un attimo fa bemolle se lo saranno cotto in salsa cromatica. Nessuno è ancora riuscito a interpretare le parole di Frangiflutti, ma c’è già chi lo accusa di…

Fuori Onda.

Ditemi che non è vero…se non lo licenziate, ve lo giuro, mi licenzio io. Ma mi dite chi cazzo lo ha assunto quel cretino? Ah, sì…è vero. È suo nipote…

In Onda.

Barbara! Barbara! Sei ancora lì? Sta uscendo in questo momento dal ristorante l’ispettore Lazzaro Cagnazzo. Provo ad avvicinarmi. Permesso! Permesso! Ispettore Cagnazzo! Ispettore Cagnazzo!

Cosa pensa dell’accaduto? Potrebbe trattarsi di un complotto? Gli alieni potrebbero essere coinvolti? Era qui per caso o aveva già fiutato qualcosa? Che misura porta di scarpe? Vuole sposare mia figlia? Sa che lei è meglio dal vivo che in tivù? Sarà forse opera delle lobby del cibo? Doveva mangiare con sua moglie? O ha un’amante? Ispettore! Ispettore!

Penso solo che dovete levarvi dai coglioni. Tutti. E all’istante. Mi state intralciando.

Fuori Onda.

La solita testa di cazzo…dai chiudete il collegamento e poniamo fine a questa agonia.

#8

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#7

Dopo una brusca inchiodata, la Volvo Polar del ’92 salì con poca grazia sul marciapiede. Mentre le sospensioni soffrivano in silenzio, una zaffata di gas di scarico centrò in pieno il grugno lercio di un monello intento a violentare a colpi di lingua un lecca-lecca da 26 pollici. Il discolo si indispettì alquanto indispettito ma non andò oltre, limitandosi a tossicchiare senza darlo troppo a vedere. Conosceva bene quella Volvo Polar del ’92, meglio non esagerare. Si incamminò lungo il marciapiede, gettò l’enorme lecca-lecca in un bidone della spazzatura e una volta girato l’angolo tirò fuori il cellulare e compose in fretta un numero. -Il cane ha mangiato la polpetta. Disse, facendo lo sgambetto alla linea prima che il suo interlocutore finisse di recitare una bestemmia in terzine incatenate. Non era un grande amante dei versi, preferiva i lecca-lecca taglia XL. L’astinenza cominciava già a farsi sentire. Si diresse verso il suo pusher di fiducia.

#7

#6

Per essere due, sono due.

Per essere loschi, sono loschi.

Per portare gli occhiali da sole anche se diluvia, portano gli occhiali da sole anche se diluvia.

Per camminare in sincrono, avanti il piede destro e il sinistro a seguire, camminano in sincrono, avanti il piede destro e il sinistro a seguire.

Per sbattersene il cazzo di tutto questo, se ne sbattono il cazzo di tutto questo. E dopo averlo fatto si infilano dentro a una bettola poco invitante la cui insegna urla a gran luce BUM-BUM KEBAB. Non appena varcano la soglia, annunciati dal din-don della campanella percossa dalla porta, la testa dell’Omarino Egizio dietro al bancone scatta come una molla e per un pelo le palle degli occhi  non gli cascano dentro la vasca della salsa piccante.

Il locale è deserto. Scegliete ora uno dei due tipi loschi. Bene. Quello che avete scelto estrae il cannone a tamburo e lo punta contro l’Omarino Egizio. L’altro assiste senza fare una piega e lascia che la sigaretta gli si consumi tra le labbra.

-Ciao Ramses, come va? Recita le tue ultime preghiere e porta i miei saluti a quella testa di cane di Anubi. Preme il grilletto. Click. Cilecca. Di istinto abbassa gli occhi sul cannone. Quando li rialza il suo sguardo cozza contro una mannaia che ha tutta l’aria di volergli aprire una poco elegante fessura in fronte.

Ma il lancio non va a buon fine. Nel battito di ciglia successivo il Tipo-Losco-Che-Non-Avete-Scelto sputa la sigaretta e con la mano sinistra afferra al volo il manico della mannaia, bloccando la lama a un centimetro dal frontespizio del collega.

#6

#5

Mumble, mumble.

Bene. Un ciccione stravaccato sul letto esplode. Nel pavimento si forma un cratere e quello che rimane del ciccione e del suo amato letto crolla al piano di sotto. Guarda caso al piano di sotto ci abita il Tafano, una nostra vecchia e sgradita conoscenza. Quel coglione mi dice che non c’entra niente. Le ipotesi sono due: o è molto sfortunato o è molto bugiardo. Non so perché, ma il mio fegato mi fa propendere per la seconda ipotesi. E non ricordo l’ultima volta che il mio fegato si è sbagliato. Comunque. I Topi da Laboratorio stanno analizzando quel putiferio. Faccio molta fatica a sopportarli ma a ‘sto giro mi tocca di fare il carino, dato che così a occhio di tracce di esplosivo o frammenti di detonatori e affini neanche l’ombra. Cazzo che casino. Il ciccione esplosivo mi mancava proprio. Per di più sono anche in ritardo. E il fiato del Tafano mi ha fatto passare la fame. Fottuti semafori.

Mumble, mumble.

#5

#4

Il soffitto, il pavimento  e le quattro pareti della stanza cubica sono completamente rivestiti di enormi specchi. Al centro di essa, una montagna di muscoli coperta d’olio compie movimenti sinuosi. La sua totale nudità è forse giustificata dalla volontà di cogliere anche la più timida delle contrazioni provocate da quella danza silenziosa. Nessun rumore osa interromperla. Almeno finché non si crea un varco rettangolare sulla parete alle sue spalle e il sancta sanctorum speculare viene violato da un Ceffo-Col-Grugno-Da-Duro.

?enoizalpmetnoC al etnarud iMrepmorretni aso ihC- tuona la Montagna di Muscoli senza girarsi verso l’intruso.

-Ehm…Sig. Cuore…sono Deltoide…mi perdoni se Le faccio notare che sta parlando allo specchio…non riesco a capire quello che dice. Fa notare il Ceffo-Col-Grugno-Da-Duro.

Il Sig. Cuore ruota il busto molto, molto lentamente. Quel tanto che basta per scorgere la faccia da scemo di Deltoide, il più cerebroleso dei suoi tirapiedi nonché, grazie a questo suo enorme pregio, il più fedele. -DimMi Deltoide. Mi auguro che sia una questione della massima importanza dal momento che sai benissimo che non transigo interruzioni durante le sessioni di Contemplazione.

-Beh…vede Sig. Cuore…l’Ispettore…

-Non lo nominare! Non ti provare a nominarlo! Non permetterò che il suono del nome di quel cane rimbalzi contro le sacre pareti della Stanza della Contemplazione! E non provarti più a varcare quella soglia! Sbraita il Sig. Cuore mentre molto, molto lentamente, riassume la posizione originaria. !itiartnoc osseda E-

Il Deltoide si contrae e sparisce oltre lo specchio. Il Cuore riprende a palpitare, rapito dalla perfezione di quel trionfo di tessuti.

#4

#3

Musica celestiale di sottofondo.

Dentro allo schermo televisivo un tipo che dovrebbe assomigliare a Gesù Cristo si avvicina con fare solenne a un uomo obeso spiaggiato su una poltrona malmessa e prossima al collasso. La tappezzeria della poltrona e i vestiti sciatti dell’uomo mostrano in più punti i segni inequivocabili di un decubito malsano e prolungato. Macchie di gelato e salse assortite, briciole di pane da hamburger, schizzi di bevande gassate in technicolor e tutto lo scibile del disgusto condensabile in un quadrato luminoso. L’uomo ha gli occhi chiusi, il suo russare ricorda il chiasso di una mietitrebbia grippata e dalle sue labbra fuoriesce un liquido verde, rimasuglio di un sorso di frullato iperzuccherino che non ne ha voluto sapere di scendere nei meandri di quel corpo enorme.

Giunto a meno di un metro dalla poltrona, il Tipo-Che-Dovrebbe-Assomigliare-A-Gesù-Cristo si blocca, sgrana gli occhi e tende il braccio (con fare solenne) in direzione dell’uomo. La musica celestiale esplode in un trionfo di archi e ottoni altisonanti e una luce accecante rende indistinti i contorni della stanza. -Grasso! Alzati e vai all’Inferno! Grida il Redentore. Mentre l’uomo continua a russare imperterrito, dal suo ventre informe emerge una creatura giallastra e gelatinosa a lui rassomigliante in tutto e per tutto, che alla vista del Nazareno caccia un urlo straziante e corre verso la finestra aperta per poi lanciarsi nel vuoto.

Nella scena successiva l’uomo, visibilmente dimagrito e rigenerato dall’evento miracoloso, va a sedersi sulle ginocchia del Salvatore e insieme (sempre con fare solenne), gli indici crocifissi verso il pubblico al di là dello schermo, gridano:

CRUSCA-CRUX! GRASSO! ALZATI E VAI ALL’INFERNO!

-Fottuta pubblicità. La crusca non la mangerei neanche sotto tortura. Figliolo, andresti a comprare un Kaboorger per il tuo paparino?

-No. Te ne sei già mangiati due oggi. Dopo la mamma se la prende con me.

-Eddai.

-No.

-Allora ci vado da solo a prendermelo.

-Ma se non riesci neanche a tirarti su dal divano.

-Ma come ti permetti di parlare così a tuo padre? Adesso mi alzo e ti faccio…

-Visto?

#3

#2

Il cameriere Quello-Coi-Baffoni si avvicina al tavolo di Quei-Due.

-Scusi, cosa sta facendo?

-Libero il tavolo.

-Ma abbiamo appena ordinato!

-Il Cuoco è scomparso. Oggi non si mangia. Permette?

-…

Il cameriere Quello-Coi-Baffoni finisce di fare il suo dovere e si allontana col culo dritto, tra l’offeso e l’imbarazzato.

-Kebab? Propone il Primo-Di-Quei-Due.

-Kebab. Accetta il Secondo-Di-Quei-Due.

#2

#1

-Allora ispettore, le ripeto tutto da capo. Ero schiaffato sul sofà che mi stavo scartavetrando il mattarello.

-Senti Tafano, te lo ripeto per l’ultima volta. Piantala con tutto questo slangheggiamento e parla chiaro. Ti ricordo che sei  sotto interrogatorio e il mio collega qui sta mettendo tutto a verbale. Se vuoi evitare grane sforzati di parlare in maniera comprensibile. Fidati, è un consiglio da amico, anche se piuttosto che dichiararmi tuo amico mi berrei una pinta di piscio.

-Grane ‘sto paio di zebedei! Io in ‘sto macello ci azzecco come la merda sui maccheroni!

-Questo è ancora tutto da dimostrare, caro il mio Tafano. Ah, alza la voce un’altra volta e ti pianto una pallottola nei coglioni, chiaro? Non sarebbe la prima volta che la passo liscia dopo aver smaltito un rifiuto in maniera, diciamo, poco ortodossa. Gli insetti come te vanno bene solo come canarini. Non nascondo che a volte ci siete utili, ma come te in città ce ne sono a bizzeffe, quindi se continui ci metto un secondo a sputtanarti coi tuoi colleghi dei piani alti. Ma tu non vuoi che lo faccia, vero? Ecco, bene, adesso riprendi col racconto che mi aspettano per pranzo e mi stai facendo passare la fame. E vedi di parlare a modo, cazzo.

-Occhei, occhei, nessun problema, non c’è bisogno di scaldarsi. Le cose sono andate così: saranno state quasi le undici, io ero sul divano che mi masturbavo ferocemente senza dar fastidio a nessuno e proprio quando sento il rinculo dell’orgasmo succede il patatrack. Prima quel boato tremendo che mi fa cascare dal divano, poi vien giù il soffitto e mi crolla in salotto uno spezzatino di quello che prima di esplodere in mille pezzi doveva essere il corpo di un ciccione di almeno duecentocinquanta chili. Il tutto ovviamente insieme a un gran bordello di pietre e mobili sbaraccati che per poco non mi fa secco.

-Ah, allora lo conoscevi.

-Le giuro che non l’avevo mai visto. Abito in quell’appartamento da neanche una settimana.

-E allora come fai a sapere che pesava duecentocinquanta chili?

-Cazzo, ispettore, ho buttato lì un peso per render l’idea. Ma l’ha visto che troiaio che ha fatto? Quel cazzo di appartamento sembrava il set di un film splatter ambientato in una macelleria.

-Sì in effetti, anche se odio ammetterlo, non hai tutti i torti Tafano. Ma non mi hai ancora convinto del tutto. Secondo me sai qualcosa di più, ma per ora basta così. Ci sentiamo.

-Non mi fa uscire?

-No.

#1